Presentazione Consorzio Plemmirio

Nel territorio siracusano, la natura, caratterizzata dalla diffusa presenza di formazioni calcaree che dall’altopiano ibleo degradano fino al mare, forma un paesaggio peculiare che integra segni millenari della presenza dell’uomo.
Non a caso questo insieme di beni naturali e culturali è stato riconosciuto dall’UNESCO come patrimonio dell’umanità.

La ricca storia di questo territorio coincide in larga parte con la fondazione e lo sviluppo di Siracusa, città di mare egemone del mondo antico e metropoli in età classica che è, ancora oggi, tra i luoghi più affascinanti dell’Europa meridionale.

Il mare, un vasto porto naturale, la presenza nella zona di fiumi e falde di acque dolci che affiorano in numerose sorgenti, contribuirono di certo alla progressiva antropizzazione di quest’area della Sicilia sud orientale. Il mito della fonte Aretusa e del fiume Alfeo racconta come la sensibilità greca vivesse questo ricco patrimonio naturale.


Il mare, oltre ad avere assolto per la città, nel corso della sua lunga storia, una funzione militare e commerciale, è anche una risorsa alimentare. La pesca in queste zone era già largamente praticata in età greca e romana.


Il rapporto di Siracusa col mare, vissuto nei secoli in maniera più o meno intensa, ai nostri giorni sta subendo profondi cambiamenti. Le relazioni tra uomo e ambiente che si sono stabilite in almeno tre millenni, rischiano di essere sconvolte in poco tempo.


Le acque, qui come altrove, non appaiono più risorse inesauribili: le fonti di acqua dolce e gli ambienti marini hanno smesso di parlare il linguaggio del mito per essere assoggettati ad attività umane che li hanno posto al servizio di una crescita spesso incontrollata.
L’uomo utilizza oramai queste risorse, cui i greci attribuivano sacralità ed anima, per scopi industriali ed economici, non curandosi troppo di rompere equilibri che non sono soltanto paesaggistici, ma riguardano un rapporto armonico tra uomo e ambiente, una buona qualità della vita, la storia e l’identità dei luoghi.

 



L’area marina protetta del Plemmirio, contigua al grande porto naturale di Siracusa, integrata nella vita e nella storia della città, è un esempio di laboratorio ambientale e culturale collocato dove la natura e gli uomini hanno saputo mantenere integro un paesaggio, emerso e subacqueo, tra i più significativi del Mediterraneo.


Il parco marino si estende da Punta Castelluccio, propaggine del porto grande di Siracusa, lungo tutta la penisola della Maddalena.

La parte emersa della riserva presenta il carattere tipico degli ambienti costieri della Sicilia sud orientale. La flora che alligna tra le rocce calcaree della penisola è caratterizzata da una vegetazione alofilo-rupestre e dalla garìga iblea, qui resa peculiare dalla prevalenza di palme nane che vegetano in una sorprendente distesa di circa un chilometro quadrato.

Nella penisola sono anche visibili diverse tracce della presenza dell’uomo.
Tra le più antiche, i resti di una necropoli protostorica e una cava di pietra di età greca.
La storia di questo sito s’intreccia in effetti con quella del porto grande della città che in età classica fu al centro di commerci e guerre che incisero non poco sulla storia antica del Mediterraneo.

Percorrendo la costa si può apprezzare la bellezza tipicamente iblea delle rocce calcaree che in seguito all’erosione formano alcune suggestive grotte marine.

Le emozioni più intense si vivono però visitando gli ambienti sommersi, la riserva offre infatti fondali diversi con ricche varietà di flora e fauna.

La flora e la fauna variano secondo il movimento delle acque e la profondità dei fondali.
Nei primi metri, dove l’irradiamento solare è più forte, abbondano alghe verdi e alghe brune.
Lungo la battigia si notano interessanti Trottoir, biocostruzioni simili a piccole barriere coralline.
Coralli coloniali dal colore rosso intenso, danno a questi ambienti caratteristiche tropicali che da alcuni anni tendono ad accentuarsi. Ne è un segnale la presenza, rilevata di recente, di un’alga come la Caulerpa Racemosa tipica dei mari tropicali.
Fin dove il fondale si mantiene basso ed uniforme prevalgono ampie distese di posidonie che formano le cosiddette “Praterie marine”, un pascolo abbondante per pesci ed altre creature.
Tra i pesci che abitano questi variegati fondali abbondano Labridi e Sparidi.
Tra questi ultimi, i saraghi si vedono in folti branchi o in rifugi fra anfratti e fenditure.
Le salpe pascolan in branco in mezzo alle alghe, mentre i dentici sembrano più distaccati e indifferenti.
Non è difficile incontrare cernie e scorfani.
Nelle tane stazionano eleganti Corvine dalla livrea dorata, Gronchi e murene.

Il passaggio improvviso di una Torpedine può suscitare una certa emozione.

Le Aragoste si muovono lentamente entro anfratti rocciosi, ambienti dove i polpi si mostrano i più intelligenti e abili cacciatori tra i cefalopodi.

Dove i fondali scendono improvvisamente, fino a toccare punte di oltre trecento metri, la luce comincia a scemare, assorbita dalla massa d’acqua sovrastante.
In queste acque profonde, tra scogliere scoscese, abitano le cernie più grosse.
Anche Scorfani e Murene condividono lo stesso habitat, dove è possibile imbattersi in esemplari di “rane Pescatrici”, predatori dall’aspetto poco rassicurante.
 


Gli ambienti subacquei del Plemmirio, in uno spazio abbastanza limitato come quello dell’area protetta, mutano spesso: in direzione Nord-Est, c’è una grande “secca” che, partendo da una profondità di dieci metri, scende fino a cinquanta. Qui la fauna varia ulteriormente con pesci pelagici come le Ricciole e, nella stagione più calda, branchi di Barracuda del Mediterraneo. Tra le rocce stazionano alcune specie di piccole dimensioni come i nudibranchi colorati.

Le numerose grotte sommerse sono ricche di vita bentonica e nectonica.
Nel buio delle cavità è facile imbattersi in migliaia di Gamberi o incontrare degli astici.

Doppiato il Capo, verso punta Milocca, la costa degrada dolcemente fino al livello del mare.
Qui i fondali coralligeni, caratterizzati ancora una volta da praterie di posidònia, diventano sabbiosi e detritici. L’ecosistema è quello tipico di questi fondali, con una fauna tipica cui appartengono il rombo di sabbia, le triglie e il pesce lucertola .

Proteggere questi ambienti così ricchi e diversi, conoscerli, tutelarli e regolarne la fruizione, sono questi i compiti e le attività dell’Area Marina protetta del Plemmìrio, un rilevante polo di ricerca ambientale dove le ragioni della tutela e dello studio si incontrano con quelle educative e divulgative.

Il mare del Plemmìrio vuole essere un patrimonio di tutti, da conoscere, amare e rispettare. Una finestra aperta verso un mondo, emerso e sommerso, di sorprendente interesse che è possibile comprendere e sperimentare nel modo più diretto.
 


La gestione della riserva è affidata a uno staff di comprovata esperienza che svolge un ampio ventaglio di attività.
Il controllo della costa avviene con l’impiego di uomini impegnati in un attento servizio di vigilanza collegato a un sistema telematico che consente una costante e accurata osservazione dell’area protetta.

I biologi dell’area marina, che sono anche esperti subacquei, provvedono ad effettuare regolari prelievi e a monitorare flora e fauna sommerse.

Una particolare attenzione è dedicata alle attività divulgative ed educative. Tra queste non mancano programmi rivolti ai più giovani.

Un’attenzione speciale è riservata alle persone il cui accesso all’esplorazione del mare diviene meno agevole e ai bambini. Escursioni subacquee seguite da esperti accompagnatori offrono loro la possibilità di vivere a contatto diretto con gli ambienti sommersi.

Tutelare e conoscere il mare, coglierne i delicati equilibri, insegnare a goderlo ed esplorarlo con attenzione e rispetto, questo è quanto fa, e quanto sa offrire ai suoi visitatori, l’Area marina Protetta del Plemmirio.
 

 


 

 

 

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